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1/2018


A cura di

Martina Biagioni (Urbino), Roberto Franceschi (Trento), Chiara Mameli (Milano), Annalisa Pedini (Rimini)

 

Anderson JJA, Couper JJ, Giles LC, et al. Effect of Metformin on Vascular Function in Children with Type 1 Diabetes: A 12-Month Randomized Controlled Trial. J Clin Endocrinol Metab. 2017 Dec 1;102(12):4448-4456.

 

Questo studio valuta l’effetto della metformina sulla funzione vascolare (markers precoce di aterosclerosi) in bambini con diabete tipo 1. Si tratta di un trial della durata di 12 mesi in cui 90 bambini con diabete tipo 1 sono stati randomizzati a ricevere metformina (pazienti >60 Kg: 1 gr per 2 volte al giorno; pazienti < 60 Kg: 500 mg per 2 volte al giorno) o placebo. La funzione vascolare è stata valutata con lo studio ecografico dell’arteria brachiale attraverso la misurazione della dilatazione dell’arteria flusso mediata e della dilatazione mediata dalla nitroglicerina (GTN) (maggiore è la vasodilatazione maggiore è la funzione endoteliale).

Si è visto che nel gruppo in terapia con metformina, la GTN è migliorata, indipendentemente dal valore di emoglobina glicata; inoltre la dose di insulina risultava ridotta di 0.2U/Kg/die con un miglioramento dell’emoglobina glicata a 3 mesi. Sempre nel gruppo in terapia con metformina sono stati riportati un maggior numero di effetti collaterali gastrointestinali (nausea, vomito e diarrea); non sono state riportate differenze in ipoglicemia o chetoacidosi.

In conclusione, la metformina migliora la funzione vascolare e l’emoglobina glicata e abbassa la dose totale di insulina in bambini con diabete tipo 1.

 

 

Angell TE, Vyas CM, Medici M, et al. Differential Growth Rates of Benign vs. Malignant Thyroid Nodules. J Clin Endocrinol Metab. 2017 Dec 1;102(12):4642-4647.

 

Questo studio confronta, ecograficamente, il tasso di crescita dei noduli tiroidei benigni e maligni ≥1cm. Si tratta di uno studio prospettico di una coorte di pazienti seguita per oltre 20 anni con diagnosi istologica di malattia tiroidea benigna o maligna che avevano eseguito valutazioni ecografiche ogni 6 mesi.

Sono stati confrontati 126 noduli maligni con 1363 noduli benigni. Si è visto che i noduli maligni crescono più frequentemente e più rapidamente rispetto ai noduli benigni; inoltre i noduli maligni con una crescita > 2mm/anno erano più spesso associati con un fenotipo aggressivo. Al contrario i noduli tiroidei che erano stabili o che si riducevano erano con più probabilità benigni.

Insieme questi dati suggeriscono che la crescita dei noduli della tiroide dovrebbe essere considerata un importante parametro nella valutazione e nel follow-up dei noduli tiroidei.

 

 

Sun X, Cao ZB, Taniguchi H, et al. Effect of an Acute Bout of Endurance Exercise on Serum 25(OH)D Concentrations in Young Adults. J Clin Endocrinol Metab. 2017 Nov 1;102(11):3937-3944.

 

È noto che chi pratica regolarmente attività fisica presenta livelli più elevati di 25(OH)D, mentre non è chiaro l’effetto di una singola seduta di attività fisica.

Questo studio su 20 giovani adulti, 10M e 10F, mostra che dopo 30’di cyclette al 70% di VO2, i valori di 25(OH)D aumentano rispetto al basale già alla fine dell’esercizio, a +1h, +3h e a 24h, con valori più alti nel maschio che nelle femmine. Non si notano variazioni nella 1,25(OH)2D.

Gli autori non riescono a spiegare il meccanismo alla base di questo incremento della 25(OH)D e attribuiscono all’aumento dei livelli di albumina circolanti solo un ruolo marginale. La differenza legata al sesso può invece essere spiegata dalla % di massa grassa che era maggiore nelle femmine.

 

 

Siller AF, Lugar H, Rutlin J, et al. Severity of clinical presentation in youth with type 1 diabetes is associated with differences in brain structure. Pediatr Diabetes. 2017 Dec;18(8):686-695.

 

In letteratura è riportato come l’esordio di diabete tipo 1 in bambini piccoli, la prolungata esposizione all’iperglicemia e a ripetute ipoglicemie gravi, siano associati a ridotte performance cognitive e ad alterazioni della struttura cerebrale.
Questo studio ha confrontato la RMN a 3 mesi dall’esordio di diabete tra 12 pazienti pediatrici con DMT1+chetoacidosi, 34 con DMT1 senza chetoacidosi e 28 fratelli senza diabete. Si sono riscontrati ridotti volumi della corteccia temporo-parieto-occipitale nei pazienti con DMT1 vs i controlli. Tra i pazienti con DMT1 il gruppo con esordio con chetoacidosi aveva una minor diffusività nella sostanza bianca; inoltre i pazienti con una maggior HbA1c all’esordio avevano ridotti volumi corticali e della sostanza bianca.

Quindi la gravità della presentazione all’esordio di diabete (in termini di chetoacidosi e HbA1c) ha un impatto sulla struttura cerebrale valutata dopo 3 mesi.

 

 

Autier P, Mullie P, Macacu A, et al. Effect of vitamin D supplementation on non-skeletal disorders: a systematic review of meta-analyses and randomised trials. Lancet Diabetes Endocrinol. 2017 Dec;5(12):986-1004.

 

Una interessante revisione sistematica su un tema attuale e tutt’ora dibattuto ovvero gli effetti extra- scheletrici della vitamina D. Gli autori mostrano come la supplementazione di vitamina D previene le infezioni respiratorie acute delle vie aeree superiori e le riacutizzazioni asmatiche tramite un meccanismo di potenziamento della resistenza alle infezioni.

 

 

Petrie JR, Peters AL, Bergenstal RM, et al. Improving the Clinical Value and Utility of CGM Systems: Issues and Recommendations: A Joint Statement of the European Association for the Study of Diabetes and the American Diabetes Association Diabetes Technology Working Group. Diabetes Care. 2017 Dec;40(12):1614-1621.

 

Da leggere. Uno statement “critico” congiunto della società scientifiche EASD e ADA sull’utilizzo del GCM.

 

 

van der Steen M, Kerkhof GF, Smeets CCJ, Hokken-Koelega ACS. Cardiovascular risk factors and carotid intima media thickness in young adults born small for gestational age after cessation of growth hormone treatment: a 5-year longitudinal study. Lancet Diabetes Endocrinol. 2017 Dec;5(12):975-985.

 

Studio osservazionale longitudinale caso-controllo che ha coinvolto 199 partecipanti nati piccoli per età gestazionale (SGA) e trattati con ormone della crescita comparati con 285 controlli (51 soggetti nati SGA con bassa statura non trattati, 92 soggetti nati SGA non trattati con spontaneo catch-up growth e 142 adulti nati di peso appropriato per l’età gestazionale (AGA). Obiettivo dello studio valutare i fattori di rischio cardiovascolare alla cessazione del trattamento con GH a sei mesi, due anni e cinque anni.

Razionale dello studio: i bambini nati SGA possono avere un aumentato rischio cardiovascolare in età adolescenziale. Il trattamento con ormone della crescita può modificare il profilo lipidico e la pressione arteriosa nei bambini nati SGA durante il trattamento, ma non ne sono noti gli effetti a lungo termine. I dati ottenuti dallo studio SAGhE project in Francia (non confermati dalla coorte belga, olandese e svedese) suggeriscono un aumento della mortalità legata al rischio cardiovascolare nei bambini che sono stati trattati con ormone della crescita durante l’infanzia, ma manca un gruppo di controllo “matchato” per età, di bambini nati SGA non trattati.

Risultati dello studio: primo studio in grado di fornire dati longitudinali caso-controllo sulla sicurezza cardiovascolare nell’età adulta del trattamento con ormone della crescita in età pediatrica dei soggetti nati SGA. Lo studio mostra un aumento della pressione arteriosa limitato ai sei mesi successivi alla cessazione del trattamento. Iniziale incremento della massa grassa al termine della terapia. Aumento non significativo della concentrazione dei lipidi al termine della terapia (che scompare quando il dato è aggiustato per la massa grassa) senza differenze significative al follow-up a cinque anni rispetto ai controlli che non hanno ricevuto la terapia. Nessuna differenza di spessore dell’intima carotidea.

Implicazioni cliniche: il trattamento con ormone della crescita nei bambini nati SGA con bassa statura non dovrebbe avere un effetto sfavorevole sulla salute cardiovascolare nei giovani adulti, pertanto la terapia con GH può essere usata con relativa sicurezza nella pratica clinica.

 

 

Isidori AM, Venneri MA, Graziadio C, et al. Effect of once-daily, modified-release hydrocortisone versus standard glucocorticoid therapy on metabolism and innate immunity in patients with adrenal insufficiency (DREAM): a single-blind, randomised controlled trial. Lancet Diabetes Endocrinol. 2017 Dec 8. pii: S2213-8587(17)30398-4.

 

Studio clinico randomizzato controllato a singolo cieco in cui sono stati arruolati 89 pazienti in età adulta (18-80 anni) con insufficienza surrenalica primaria e secondaria in terapia multi-dose convenzionale e switch-ati casualmente ad assumere lo stesso dosaggio in singola dose.

Razionale dello studio: un precedente studio di marzo 2017 riporta un’alterata funzione delle cellule NK (natural killer) nei pazienti con insufficienza surrenalica primaria trattati con la terapia convenzionale multi-dose suggerendo una predisposizione alle infezioni in questi pazienti.

Risultati dello studio: I pazienti in terapia convenzionali con multiple somministrazioni di glucocorticoidi al giorno mostrano uno stato proinfiammatorio e un indebolimento delle difese immunitarie. Il ristabilire un più fisiologico ritmo circadiano di somministrazione riduce il BMI (Body Mass Index), normalizza il profilo immunitario cellulare, riduce le infezioni ricorrenti e migliora la qualità di vita.

Implicazioni cliniche: la prevenzione delle complicanze legate alla somministrazione cronica di glucocorticoidi non può essere ottenuta semplicemente ottimizzando la dose quotidiana di steroidi, ma occorre sempre considerare anche il ritmo circadiano del cortisolo. La tipizzazione linfocitaria potrebbe essere di supporto nel monitoraggio della terapia con glucocorticoidi. Sarebbe interessante approfondire lo studio del profilo immunologico dei bambini in terapia steroidea sostitutiva e in coloro, senza insufficienza surrenalica, che assumono terapia steroidea per varie indicazioni (artrite reumatoide, disordini autoimmuni…) per valutare meglio il ruolo del “timing” e non solo del “dosaggio” nella terapia con glucocorticoidi al fine di ridurre le complicanze a breve e lungo termine.