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Numero 16/2016

A cura di

Roberto Franceschi (Trento) e Paola Sogno Valin (Imola)

 

  • Buning J, Van Faassen M, Brummelman P, et al. Effects of Hydrocortisone on the Regulation of Blood Pressure: Results From a Randomized Controlled Trial. J Clin Endocrinol Metab 2016, 101: 3691–3699. doi: 10.1210/jc.2016-2216

 

Studio RCT crossover su 47 adulti con insufficienza surrenalica secondaria, il primo gruppo trattato con la sequenza Hydrocortisone (HC) 0.2–0.3mg/Kg: 3 per 10 settimane e successivamente con dose 0.4–0.6mg/kg: 3 per altre 10 settimane; il secondo gruppo ha ricevuto le due dosi con la sequenza inversa.

Nel periodo con dosaggio di HC maggiore, rispetto a quello con dosaggio minore, i pazienti presentavano valori di pressione sistolica e diastolica più alti.

Questo aumento potrebbe esser dovuto a:

-          una variazione del setpoint dell’enzima 11 beta idrossi steroido deidrogenasi che porta una maggior esposizione al cortisolo (riscontro di aumentato rapporto cortisolo /cortisone su plasma e urinario) che va a legare il recettore per i mineralcorticoidi

-          un’alterazione del sistema renina-angiotensina a seguito dell’attivazione del recettore per i mineralcorticoidi (riscontro di valori di potassiemia più bassi, maggior escrezione di potassio con le urine, valori di aldosterone e renina più bassi)

La ridotta attività del sistema nervoso simpatico (documentata da una riduzione delle normetanefrine circolanti) potrebbe essere un tentativo di compenso all’aumento della pressione arteriosa, da parte dei barocettori.

Questo studio dimostra che il dosaggio di HC, anche se nel range fisiologico, può modificare i valori di pressione arteriosa. Questo potrebbe in parte giustificare l’aumentato rischio di patologie cardio e cerebro vascolari in questi pazienti rispetto alla popolazione generale. Rimane da verificare se il dato si confermi anche con holter pressorio 24h

 

 

  • Sim LA, Lebow J, Wang Z, Koball A, Murad MH. Brief Primary Care Obesity Interventions: A Meta-analysis. Pediatrics 2016; 138:e20160149. DOI: 10.1542/peds.2016-0149

 

Metanalisi che ha cercato di rispondere al seguente quesito:

-popolazione: bambini e adolescenti 2-18 anni con sovrappeso o obesità

-intervento: primary care, monitoraggio del peso e brevi interventi di controllo del peso quali educazione al cambiamento dello stile di vita, controllo BMI e counseling sullo stile di vita, intervista motivazionale.

-comparatore: nessun intervento, assistenza tradizionale, solo controllo del BMI

-outcome: variazione del BMI percentile o z-score, prima e dopo l’intervento, confronto tra i due gruppi.

La metanalisi è stata condotta secondo le linee guida PRISMA. Sono stati inclusi 12 lavori.

Pur evidenziando i limiti metodologici degli studi inclusi e la brevità del follow up, la metanalisi conclude che l’effetto degli interventi per il trattamento del sovrappeso-obesità attuati nella primary care hanno un effetto significativo ma minimo sul BMI centile (-0,04; p 0.02) a fronte di una riduzione di 0,5-0,6 considerata come necessaria per avere benefici sulla salute.

Sono quindi necessari studi RCT che valutino nuovi approcci di intervento nella primary care e che considerino anche i danni di alcuni interventi soprattutto negli adolescenti (es: sviluppo di DCA, bassa autostima) e i costi economici per l’individuo e la società.

Viene inoltre suggerita la valutazione di programmi comportamentali per il controllo del peso più intensivi, anche in altro setting, coinvolgendo personale specializzato esperto, attraverso controlli multipli e a cadenza regolare.  

 

 

  • Chow J, Rahman J, Achermann JC, Dattani MT, Rahman S. Mitochondrial disease and endocrine dysfunction. Nat Rev Endocrinol 2016 Oct 7. doi: 10.1038/nrendo.2016.151. [Epub ahead of print]

 

Attualmente sono state descritte più di 250 difetti monogenici a carico del genoma mitocondriale. Alterazioni endocrine (Diabete Mellito, deficit GH, ipogonadismo, alterazioni surrenali che, disordini della tiroide ed ipogonadismo) sono state descritte in queste malattie e, sebbene spesso rientrino in un contesto di malattia multi sistemica, alcune malattie mitocondriali sono caratterizzate da difetti endocrinologi isolati.

In questa Review gli Autori presentano le alterazioni endocrinologiche presenti nelle malattie mitocondriali, che come noto sono caratterizzate da un’estrema variabilità clinica e genetica. Gli autori descrivono le caratteristiche cliniche, l’eziologia genetica ed il meccanismo patogenetico alla base di queste malattie la cui comprensione potrebbe essere la chiave per lo sviluppo di terapie innovative per questi pazienti.

 

 

  • Wakeling EL, Brioude F, Lokulo-Sodipe O, et al. Diagnosis and management of Silver-Russell syndrome: first international consensus statement. Nat Rev Endocrinol 2016 Sep. doi: 10.1038/nrendo.2016.138. [Epub ahead of print]

 

Prima Consensus Statement internazionale sulla Sindrome di Silver Russel in cui vengono date le raccomandazioni per la diagnosi clinica, gli accertamenti clinici e gestione ed il trattamento con ormone della crescita e GnRH analoghi.

 

 

Szymanowski M, Estebanez MS, Padidela R, et al. mTOR inhibitors for the treatment of severe congenital hyperinsulinism: perspectives on limited therapeutic success. J Clin Endocrinol Metab 2016 Oct 3: jc20162711. [Epub ahead of print]

 

I pazienti con iperinsulinismo congenito dell’infanzia non responsivi alla terapia medica sono candidati ad intervento di pancreasectomia subtotale, con rischio di Diabete in epoca successiva. Recentemente è stato utilizzato il Sirolimus (inibitore mTOR, mammalian Target Of Rapamycin) come terapia in un numero limitato di questi pazienti per evitare l’intervento chirurgico senza riportare grossi effetti collaterali; tuttavia al momento non ci sono studi sistematici prospettici sulla sicurezza ed efficacia di questa terapia.

Questo è uno studio osservazionale effettuato su 10 pazienti con iperinsulinismo congenito non responsivo alla terapia medica afferenti da tre diversi Centri, in cui sono state valutate l’efficacia e gli effetti collaterali della terapia con inibitori mTOR.

Gli autori concludono che il trattamento è associato ad un successo limitato (solo 3 pazienti hanno avuto una buona risposta, 30%) e deve essere effettuato con cautela ed in Centri specializzati per gli effetti collaterali.