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Numero 9/2015

A cura di
Annalisa Pedini (Rimini) e Gianluca Tornese (Trieste)

- Rajakumar K, Moore CG, Yabes J et al. Effect of vitamin D(3) supplementation in black and in white children: a randomized, placebo-controlled trial. J Clin Endocrinol Metab 2015 Jun 19:jc20151643. [Epub ahead of print]

Mentre continuano a proliferare studi sui numerosi effetti della vitamina D, ancora l'ipovitaminosi D è comune nella popolazione pediatrica e il livello ottimale di 25(OH)D per l'apparato scheletrico manca di consenso.

In questo studio condotto su 84 bambini neri e 73 bianchi con livelli basali di 25(OH)D <20 ng/ml, di età compresa tra gli 8-14 anni, sono stati determinati gli effetti della supplementazione con 1000 IU/die di vitamina D3 sul livello ematico di 25(OH)D, PTH e due markers di turnover osseo. Tra gli obiettivi dello studio anche quello di valutare la soglia di 25(OH)D associata alla massima soppressione di PTH che nell'adulto viene usata per definire la quantità adeguata di vitamina D.

Si conferma che il deficit di vitamina D e gli effetti della supplementazione variano con la razza e sono più  significativi nei bambini neri. Il dosaggio di 1000 IU/die per 6 mesi si è mostrato sicuro ed efficace per aumentare la concentrazione di 25(OH)D tra 20 - 30 ng/ml, ma non per raggiungere i 30 ng/ml e senza effetti significativi su PTH e su markers di turnover osseo.

L'associazione inversa, lineare tra 25(OH)D-PTH è risultata molto più debole quando valutata nel tempo che in maniera trasversale facendo ipotizzare che le associazioni trovate in studi “cross-sectional” potrebbero risentire di fattori confondenti non misurati piuttosto che riflettere un rapporto causa effetto.

- Priego T, Sánchez J, Picó C, et al. TAS1R3 and UCN2 transcript levels in blood cells are associated with sugary and fatty food consumption in children. J Clin Endocrinol Metab 2015 Jul 13:JC20151976. [Epub ahead of print]

Grazie a questo studio le cellule ematiche periferiche potrebbero rappresentare nuovi promettenti strumenti per la misurazione di biomarkers di esposizione alimentare.

Nello specifico: i bambini con bassa frequenza di consumo di cibi zuccherati hanno mostrato un'aumentata espressione di transcripts of taste-receptor-type1-member-3 (TAS1R3), rispetto a quelli con consumo intermedio o alto. Nei bambini con dieta con frequente assunzione di cibi grassi l'espressione di urocortin II (UCN2) nelle cellule ematiche periferiche sarebbe invece ridotta. La trascrizione di TAS1R3 sembra inoltre correlarsi al BMI e ai cambiamenti della massa grassa  ad un follow-up a due anni, con bassi livelli di espressione di questo gene associati all'accumulo di grasso nel tempo.

Si tratta quindi di uno studio interessante per aumentare l'efficienza della raccolta dati sull'intake alimentare fino ad ora reperita solo tramite questionario. La finalità è sempre la stessa: promuovere più efficaci strategie di prevenzione dell'obesità infantile.

- Berglund A, Gravholt CH, Olsen MS, Christiansen JS, Stochholm K. Growth hormone replacement does not increase mortality in patients with childhood-onset growth hormone deficiency. Clin Endocrinol (Oxf). 2015 Jul 4. [Epub ahead of print]

Nuovo studio sull’annosa e sempreverde questione dei rischi a lungo termine del trattamento con rhGH, questa volta uno studio danese effettuato su quasi 500 pazienti con GHD insorto in età pediatrica ciascuno controllato con 100 controlli della popolazione generale.

La mortalità sarebbe aumentata in maniera sostanziale se si comparano i pazienti con la popolazione generale (HR=7.51, 95% CI=6.06-9.31); se però si confrontano i pazienti sottoposti a trattamento con quelli non trattati, la mortalità era ridotta per quelli trattati sia in generale (HR=0.27, 95% CI=0.17-0.43), che rispetto ai tumori maligni (HR=0.14, CI=0.07-0.28), anche quando si aggiustando per fattori confondenti rilevanti. Pertanto l’aumentata mortalità (sia generale che specifica) sembrerebbe legata alla patologia stessa e non al trattamento con rhGH.

- Gregg B, Connor CG, Ruedy KJ, et al. Body mass index changes in youth in the first year after type 1 diabetes diagnosis. J Pediatr. 2015 May;166(5):1265-1269.e1.

Studio longitudinale prospettico su 530  bambini con diabete mellito di tipo 1 valutati per il primo anno di malattia in 7 centri statunitensi. Come prevedibile, i BMI z-score aumentano rapidamente nei primi 1-3 mesi dopo la diagnosi per recupero del peso perso prima della diagnosi, ma rimangono poi stabili dai 3 ai 12 mesi. La percentuale di sovrappeso e obesi resta sostanzialmente uguale (30%-26%). Viene segnalata, però, una aumento di peso addizionale significativo nei bambini più piccoli (2-5 anni), e un trend nelle femmine, per cui si consiglia un supporto dietetico/nutrizionale più stretto in queste classi di pazienti. Nessuna differenza, invece, per razza, stato socio-economico o tipologia di somministrazione dell’insulina (MDI/CSII).