KLLN e killina: verso la cura del Cushing?

Stratakis ci ricorda come la malattia di Cushing sia in genere una malattia sporadica, più spesso legata a mutazioni somatiche. E tra queste, le più frequenti sono quelle con guadagno di funzione nel gene USP8

Nello spiegare i meccanismi coinvolti nella patogenesi degli adenomi ACTH secernenti, lo speaker ci ricorda la resistenza ai glucocorticoidi, l’anomala espressione di regolatori del ciclo cellulare e l’overespressione di recettori di membrana.

Si sofferma sui regolatori del ciclo cellulare: spiega come in questi tumori si osservi una overespressione della ciclina E (CCNE1) e una downregulation degli inibitori delle chinasi ciclina dipendenti (es p27/Kip1).

E ci stupisce, sfoderando un gene che non risulta associato in letteratura al Cushing, KLLN, dimostrando quanto la sua ricerca sia davvero all’avanguardia. Il gene KLLN, un “nuovo” oncosoppressore regolato dalla proteina p53, codifica per una proteina detta killina, che pare indurre l’apoptosi contribuendo a prevenire la crescita cellulare anomala e la divisione incontrollata. Mutazioni di KLLN sono descritte della sindrome di Cowden, nel tumore al seno e nel carcinoma a cellule renali. KLLN sembra avere effetti su CCNA2, CDKN1 e POMC, anch’essi coinvolti nella disregolazione del ciclo cellulare nell’ambito di tumori ipofisari. Ancora un mondo tutto da scoprire.

Bravo Stratakis, non vediamo l’ora di sentire le novità che ci presenterai al prossimo ESPE! The show must go on.

Sara Ciccone